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Ambiente

Foreste: conta non solo quante, ma di che piante

01 aprile 2026

Tra le leve disponibili per contrastare il riscaldamento globale, le foreste europee catturano CO₂, regolano il ciclo idrologico e costituiscono il substrato produttivo di interi comparti industriali, dall'edilizia in legno all'imballaggio. Eppure, una ricerca di ampio respiro pubblicata a ottobre 2025 su Nature Communications da un gruppo internazionale guidato da Yi Yao dell'ETH di Zurigo mette in discussione parte di questa narrativa, introducendo una variabile spesso trascurata: non conta solo quanta foresta c'è, ma soprattutto di che tipo è. Lo studio ha simulato l'effetto di diversi scenari di gestione forestale sull'Europa nel periodo 2025-2059, in un contesto di riscaldamento elevato. Il risultato più significativo riguarda direttamente le scelte colturali degli operatori forestali: sostituire le foreste di conifere con latifoglie nelle aree già boscate può ridurre la temperatura massima giornaliera di luglio nell'Europa continentale fino a 0,6 °C, un effetto superiore persino alla deforestazione completa in molte zone del centro-nord.

Il paradosso  delle conifere: alberi che riscaldano
Un rimboschimento effettuato con la composizione specifica attuale (prevalentemente conifera) determina un incremento della temperatura massima estiva sull'intera Europa, con punte superiori a 1,0 °C nella regione mediterranea. Al contrario, un rimboschimento realizzato integralmente con latifoglie, invertendo questo trend, produce un raffreddamento delle temperature massime estive compreso tra 0,5 e 2,0 °C sulla maggior parte del continente.

Implicazioni  per la gestione  forestale professionale
Per gli operatori forestali italiani e del centro-Europa, questi dati si traducono in indicazioni operative precise. Innanzitutto, la ricerca suggerisce di deprioritizzare le specie conifere nelle politiche di rimboschimento, soprattutto nelle regioni alpine, continentali e settentrionali, dove il potenziale di raffreddamento estivo è massimo. Le simulazioni mostrano che nelle regioni settentrionali d'Europa la conversione delle conifere in latifoglie riduce la temperatura massima mensile di circa 1,0 °C in luglio, contro un effetto quasi nullo prodotto dal rimboschimento con la composizione attuale. In Italia e nell'area alpina, la riduzione stimata è di circa 0,5-0,6 °C in luglio per la sola conversione compositiva, senza espansione della superficie boschiva.

Legno da costruzione  e da imballaggio: ripensare la filiera
Attualmente, le due specie dominanti nelle foreste europee gestite (pino e abete rosso) rappresentano oltre il 50% dello stock legnoso commerciale del continente, una proporzione che è il risultato storico di scelte colturali orientate alla massimizzazione della produttività commerciale nel corso degli ultimi tre secoli. Lo studio documenta che tra il 1850 e il 2010 la quota di foreste di conifere in Europa è passata da meno di un terzo a più della metà. Questa transizione ha incrementato il warming locale in modo misurabile. La conversione inversa implicherebbe un cambiamento strutturale nelle specie disponibili per l'industria del legno. Per i produttori di edifici in legno, questo pone una sfida tecnica: le latifoglie temperate europee (faggio, quercia, carpino, betulla) presentano caratteristiche meccaniche e fisiche diverse dall'abete lamellare o dal pino strutturale oggi dominanti. Il faggio, ad esempio, ha densità elevata (650-750 kg/m³) e modulo elastico adeguato per elementi strutturali, ma richiede trattamenti contro l'umidità più attenti rispetto alle resinose. La quercia offre eccellente durabilità naturale (classe 2), ma la lavorabilità è più complessa. Per l'imballaggio industriale, la sostituzione delle casse e pallet in pino o abete con equivalenti in faggio o betulla è tecnicamente praticabile ma richiede revisioni nei processi di essiccazione e trattamento fitosanitario (ISPM n.15).

Priorità geografiche  e politiche di supporto
Lo studio offre anche una mappa delle priorità geografiche per le politiche di rimboschimento. Gli autori evidenziano però che le politiche attuali incentivano ancora specie ad alto valore commerciale immediato, creando un disallineamento tra obiettivi climatici e pratiche selvicolturali. Per cambiare questa traiettoria servono strumenti economici che rendano competitiva la scelta di specie climaticamente efficaci.

Un cambio di paradigma per il settore
In sintesi, la ricerca di Yao et al. introduce un cambio di paradigma operativo: la specie conta quanto la superficie. Il riscaldamento globale sta già modificando le aree di idoneità climatica per molte specie arboree. Integrare questa dimensione nella pianificazione forestale non è più una scelta opzionale: è una condizione per mantenere foreste produttive, resilienti e climaticamente coerenti nei prossimi decenni.

Fonte: Yao Y. et al., "Conversion from coniferous to broadleaved trees can make European forests more climate-effective", Nature Communications, vol. 16, art. 9536, ottobre 2025. DOI: 10.1038/s41467-025-64580-y

di Redazione di Legno4.0