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Focus

Puglia: l’export è un motore potente ma l’industria ristagna

04 gennaio 2026

Nel 2025 l’economia della Puglia ha proseguito una fase di crescita moderata simile a quella del 2024, con un pil regionale in aumento (+0,5% secondo il rapporto L’economia della Puglia della Banca d’Italia). Le esportazioni regionali nel 2025 hanno evidenziato un lieve calo tendenziale, ma restano un potente motore per l’economia: nel 2024 l’export pugliese ha raggiunto circa 9,8 miliardi di euro, confermando la rilevanza internazionale delle filiere produttive locali (dati Unioncamere). La produzione industriale ha mostrato nel 2024 una sostanziale stagnazione e un andamento fiacco con variazioni prossime allo zero (il dato complessivo è del -0,2%), riflettendo la riduzione degli investimenti e soprattutto pressioni sui costi energetici. Dopo il picco legato agli incentivi, il settore dell’edilizia, pur restando su livelli storicamente elevati, evidenzia una normalizzazione dei volumi, con effetti sulla domanda di materiali e semilavorati. L’agroalimentare conferma invece una maggiore resilienza: secondo Unioncamere (2024), l’export ortofrutticolo regionale ha superato i 900 milioni di euro, con Germania e Francia principali mercati di sbocco. La trasformazione agroindustriale resta quindi un pilastro della domanda di imballaggi e logistica. Le esportazioni regionali si sono attestate nel 2024 intorno ai 9,8 miliardi di euro, pur con una lieve flessione nei primi mesi del 2025.
Le filiere più orientate ai mercati esteri sono la meccanica e l’impiantistica, l’aerospazio, il chimico-farmaceutico e l’agroalimentare. In particolare, la metalmeccanica legata ai macchinari e ai componenti per l’energia mantiene una buona proiezione internazionale, mentre più debole appare la produzione collegata alla domanda interna. Sul piano infrastrutturale, i porti pugliesi movimentano complessivamente oltre 29 milioni di tonnellate di merci l’anno, confermando il ruolo strategico della regione nei traffici del Mezzogiorno. Anche il sistema aeroportuale regionale contribuisce ai flussi commerciali, pur con un’incidenza merci inferiore rispetto al traffico passeggeri. Il turismo continua a rappresentare un fattore di sostegno ai servizi: secondo l’Indagine sul turismo internazionale della Banca d’Italia, nel 2025 è cresciuta la spesa dei visitatori stranieri in Puglia, con un aumento delle presenze e una maggiore incidenza dei flussi esteri rispetto al periodo prepandemico.
L’instabilità a livello globale, che si ripercuote sui mercati locali, e l’aumento dei costi delle materie prime sono le principali urgenze raccolta da alcune primarie aziende regionali.

Berardi Imballaggi: il legno cresce spinto dall’ortofrutta
Il 2025 si chiude con un segno positivo per Berardi Imballaggi, realtà attiva nel comparto ortofrutticolo. “L’andamento del mercato degli imballaggi in legno è in crescita” – afferma Francesco Berardi, titolare dell’azienda – Abbiamo registrato un aumento della produzione annua del 7% nel 2025 sul 2024 e gennaio 2026 è in linea con questo dato”. Una dinamica che, secondo Berardi, non dipende da un singolo fattore: "I nostri clienti seguono perlopiù le indicazioni della GDO". Tuttavia, si avverte un orientamento verso soluzioni più sostenibili: “Probabilmente ci si sta orientando verso un imballaggio più “green”, anche se i prodotti certificati FSC faticano ancora a decollare". L’azienda è certificata FSC e guarda avanti: “Crediamo fortemente che questa sarà la direzione futura del settore”. Sul fronte ambientale, Berardi sottolinea le scelte strutturali: analisi periodiche di laboratorio sugli imballaggi in legno, certificazione ISO 9001 e adeguamento al Regolamento UE 40/2025. “Produciamo imballaggi con struttura adeguata al peso dei prodotti, in modo tale da non immettere sul mercato più legno di quanto non serva, destinato sì al riciclo a fine vita, ma pur sempre costituente materiale da gestire attraverso trasporti e impianti di riciclo”.

Export e organizzazione:la stabilità  dell’imballaggio industriale pugliese
Per Paolo De Benedetto, consigliere del board del consorzio Conlegno e titolare di Legnobotti di Brindisi, l’analisi dell’andamento dell’imballaggio industriale in Puglia parte da un doppio osservatorio: dati ufficiali, attraverso la partecipazione alle rilevazioni Istat e Banca d’Italia, ed esperienza diretta sul campo. “A fine 2025 e in questo inizio 2026 – spiega – il mercato regionale è prudente ma stabile. La Puglia supera i 20 miliardi di euro di interscambio e quasi 10 miliardi di export. Questo significa che una parte rilevante della produzione regionale è destinata fuori regione e spesso fuori Europa”. Non si registra una crescita generalizzata dei volumi, ma le filiere orientate all’estero restano dinamiche: metalmeccanica dei macchinari, impiantistica, aerospace, chimico-farmaceutico e trasformazione agroalimentare. Quanto ai costi di produzione, pesano soprattutto tre fattori: energia, logistica e gestione tecnica e normativa. “C’è poi il tema delle competenze – conclude De Benedetto – La quota di giovani laureati è inferiore alla media italiana e una parte significativa lascia la regione. Questo rende più complesso per le imprese trovare profili tecnici qualificati e impone investimenti diretti in formazione”.

Tra dazi e nuove rotte di approvvigionamento: la necessità di fare sistema
L’andamento del mercato del legno nel 2025 e nelle prime osservazioni del 2026 risente in modo evidente dei cambiamenti macroeconomici e politici internazionali. Soprattutto, chiarisce Giancarlo Frezza, responsabile commerciale di Frezza Legnami, la minore disponibilità di abete sta generando aumenti di costo sia nel settore arredo sia nell’imballaggio. A incidere sono anche le politiche commerciali: “Le applicazioni dei dazi, sia da parte degli USA sia dell’UE , ad esempio l’anti-dumping sul Brasile, hanno causato variazioni di costo della materia prima e cambiamenti nelle abitudini di approvvigionamento”, prosegue Frezza. Si assiste così a uno spostamento verso nuove aree, come il Vietnam. Guardando allo scenario internazionale, la parola d’ordine è collaborazione: “È assolutamente necessario che le imprese locali facciano squadra per essere più forti sui mercati internazionali, soprattutto in un contesto normativo ed economico che cambia rapidamente”, conclude Giancarlo Frezza. Sul fronte ambientale, l’azienda ha investito con largo anticipo: “Abbiamo installato – prosegue Frezza – due impianti fotovoltaici che coprono totalmente il fabbisogno energetico e un impianto per la produzione di pellet che riutilizza tutta la segatura prodotta dal reparto industriale”. 

Tra instabilità internazionale e costi logistici: la sfida delle piccole imprese del Sud
Per Salentina Imballaggi, il mercato del legno è diventato negli ultimi anni un termometro delle tensioni globali. “L’andamento è influenzato da molteplici fattori, soprattutto per noi piccole aziende del sud, sulle quali gravano anche gli alti costi della logistica”, spiega Mara Annè, figlia del titolare e responsabile di amministrazione e contabilità. “L'anno appena trascorso – prosegue – pur con molte difficoltà, ha segnato nel primo semestre un andamento dei prezzi abbastanza in linea con il 2024, ma a partire dal secondo semestre 2025 si è verificata una forte e continua impennata dei costi della materia prima legno soprattutto proveniente dall'estero, principalmente da Austria e Germania”. Mercati, questi, che influenzano l’intera filiera.  “La nostra azienda, piccola realtà del brindisino, lavora principalmente con clienti nazionali di diversi settori, i quali a loro volta esportano i propri prodotti all'estero utilizzando i nostri imballaggi trattati termicamente conformi alla normativa ISPM n.15 FAO. Attraverso la nostra clientela, ci affacciamo sui mercati esteri e ci rendiamo conto che il calo dei consumi è indice di una forte instabilità del mercato estero”. In Italia, nello specifico, pesano le crisi di settori strategici come l’automotive e l’edilizia, quest’ultima rallentata dopo la fine del Superbonus 110%, oltre alle criticità del comparto chimico-siderurgico nel Mezzogiorno. “Occorre un decisivo cambio di passo non solo italiano ma europeo, che miri a valorizzare il tessuto industriale e i nostri asset strategici, riducendo la dipendenza dall’importazione delle principali materie prime, tra le quali il legno”, conclude Mara Annè. 

Materie prime e clima: tensioni di inizio 2026, ma segnali  di riequilibrio
Tra la fine del 2025 e l’avvio del 2026 il mercato del legno da imballaggio sta vivendo una fase di tensione legata soprattutto all’approvvigionamento, secondo quanto riferisce Emanuele Annè, legale rappresentante di Segheria Salentina. “Tra fine 2025 e inizio 2026 si registra uno scompenso di approvvigionamento delle materie prime che comporterà inevitabilmente un aumento dei prezzi degli imballaggi” – spiega Annè – Una dinamica che, secondo le previsioni interne, dovrebbe però rientrare nel corso dell’anno: prevediamo che dal secondo bimestre 2026 la situazione si ristabilizzi”. A incidere in maniera determinante sono state le condizioni climatiche invernali, che hanno rallentato le operazioni a monte della filiera: “Le condizioni atmosferiche di questo periodo non aiutano i nostri fornitori nel taglio dei boschi e di conseguenza si registrano difficoltà nei trasporti”, prosegue Emanuele Annè. In questo scenario, l’azienda conferma però un’attenzione crescente alla sostenibilità e all’efficienza produttiva, con un focus particolare sul recupero e riciclo degli scarti di lavorazione di segheria, considerati non più semplici residui ma risorsa strategica in un contesto di materia prima scarsa.

di Letizia Rossi