Pubblico supera privato: il PNRR ridisegna la geografia delle costruzioni in legno
Il 2024 segna una svolta storica per le costruzioni in legno in Italia: per la prima volta il valore della produzione destinata alle opere pubbliche ha superato quello del residenziale privato. È il dato più emblematico del Secondo Osservatorio sull’Edilizia in Legno di Federazione Filiera Legno. Il fatturato complessivo si attesta a 2,301 miliardi (stabile rispetto al 2023) ma con una composizione radicalmente mutata: il residenziale privato cede il 9,2%, mentre il non residenziale cresce del 20%. Le opere edili accessorie, storicamente alimentate dai bonus fiscali per la manutenzione straordinaria, cedono l’11% in conseguenza del progressivo depotenziamento degli incentivi. Non è un mercato in stallo, ma in riposizionamento: le imprese che hanno saputo dotarsi di strutture tecniche interne e orientarsi verso la commessa pubblica hanno chiuso il 2024 con performance superiori alla media, mentre chi è rimasto ancorato al residenziale privato di fascia media ha subito la doppia pressione del calo della domanda e della riduzione degli incentivi.
PNRR: 12% del valore
di produzione e fattori premianti
I progetti finanziati dal PNRR hanno rappresentato il 12% del valore complessivo della produzione, concentrandosi su studentati, RSA, scuole e strutture ricettive. Il legno si è imposto in questi cantieri per velocità di esecuzione garantita dai sistemi a secco, basso ingombro cantieristico grazie alla possibilità di operare senza ponteggi tradizionali, e documentabilità della sostenibilità ambientale tramite analisi LCA. Le tempistiche rigide imposte dalla rendicontazione PNRR hanno trasformato questi vantaggi da argomenti commerciali a requisiti progettuali vincolanti, premiando le imprese già attrezzate sul piano tecnico e organizzativo.
A rafforzare ulteriormente questo posizionamento, i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli appalti pubblici introdurranno un criterio premiante per i progetti che prevedano almeno il 20% di legno strutturale: è il riconoscimento del materiale nelle politiche di decarbonizzazione degli edifici pubblici.
Tecnologie costruttive e prezzi dei materiali
La costruzione a telaio guadagna tre punti percentuali e si attesta al 53% del realizzato, a conferma della sua flessibilità tipologica nelle opere pubbliche complesse. Il CLT mantiene un ruolo strutturale con il 41% del mercato, mentre Blockhaus e altre tecnologie pesano per il restante 6%. Il 31% delle opere viene consegnato al grezzo (dato in forte crescita e correlato alla partecipazione in subappalto nelle grandi commesse pubbliche), il 48% al grezzo avanzato e il 21% ‘chiavi in mano’, quest’ultima quota in calo di dodici punti.
Il legno lamellare (dopo il picco di 880 €/m³ del luglio 2021) si stabilizza attorno ai 570 €/m³, ancora al di sopra della media storica 2006-2025 di circa 433 €/m³, ma in un range di prevedibilità che facilita la formulazione delle offerte. I prezzi dello XLAM, misurati su base 2019=100, tornano in prossimità della media storica del 108% dopo il minimo di 82,2% toccato tra novembre 2023 e aprile 2024: è una finestra di approvvigionamento favorevole che le imprese più strutturate hanno saputo sfruttare per ottimizzare i costi di cantiere.
La mappa territoriale
e il profilo delle imprese vincenti
Il Nord Italia si conferma epicentro del settore con il 51% delle realizzazioni: al suo interno primeggia il Trentino─Alto Adige con il 20% del valore di produzione, seguito da Lombardia (19%), Veneto (11%), Emilia─Romagna (9%) e Piemonte (7%). La vera novità è la crescita del Centro Italia, che sale al 40% del totale (+2 punti), trainato dai cantieri PNRR. Il Sud continua la sua progressione con la Sicilia al 5% e la Puglia al 3%. Le imprese con le migliori performance 2024 condividono due caratteristiche: turnover superiore a 15 milioni e ufficio tecnico interno strutturato. Il margine netto scende dal 3,5% del 2023 al 3,0%, riflettendo la maggiore incidenza di lavori pubblici, meno redditizi ma più stabili.
Consuntivo 2025
e previsione 2026
Per il 2025, Filiera Legno stima un ulteriore incremento degli investimenti pubblici del 18% e un calo del residenziale del 10%, con le opere pubbliche che potrebbero coprire fino al 60% del fatturato complessivo del comparto. RSA, settore alberghiero e studentati restano gli asset più appetibili per le imprese con fatturati superiori ai 20 milioni. Guardando al 2026, i principali driver sono di natura normativa: il recepimento della Direttiva EPBD IV dovrà definire la cornice legislativa nazionale per l’efficientamento energetico e la decarbonizzazione del patrimonio edilizio; in parallelo, la normativa europea approvata dal Parlamento pone il legno strutturale in una posizione di vantaggio sistemico, quale unico materiale da costruzione in grado di agire come serbatoio di carbonio lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio.
Tre priorità emergono con chiarezza dal sentiment degli imprenditori intervistati:
aggiornamento dei prezziari regionali per superare la logica del massimo ribasso nelle gare pubbliche;
crescita dimensionale e aggregazione tra soggetti complementari per affrontare opere di rigenerazione urbana su larga scala;
stabilità degli approvvigionamenti attraverso l’integrazione verticale di filiera e la diversificazione dei fornitori.
Per le imprese di progettazione strutturale, il messaggio è chiaro: chi non ha ancora sviluppato competenze interne su BIM, calcolo sismico, documentazione CAM e analisi LCA rischia di restare escluso dal segmento di mercato più dinamico del futuro di breve termine.
di Redazione di Legno 4.0