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Focus

CAMPANIA: auto in crisi, ma l’economia non si ferma

Il 2024 è stato per l’economia campana un anno tutto sommato in crescita, se si osserva il mercato regionale nel suo complesso. Se invece si analizzano più da vicino le performance di singoli settori e comparti, si colgono dinamiche e velocità contrastanti. Come sottolinea l’ultima edizione del report della Banca d’Italia sull’economia regionale campana (pubblicato nel giugno scorso), i tre grandi macrotemi si riassumono in un’industria piuttosto fiacca, un rallentamento delle costruzioni e una modesta espansione dei servizi, soprattutto del turismo.

La manifattura risente in particolare delle cattive prestazioni del settore automobilistico: dall’Indagine sulle imprese industriali e dei servizi di Banca d’Italia risulta che sul totale delle imprese campane prevale la quota di quelle che hanno indicato una riduzione di fatturato, rispetto a quelle che ne hanno segnalato un aumento (la variazione registrata deve essere superiore all’1,5% del fatturato). Lo scorso anno è diminuito dello 0,5% il valore aggiunto a prezzi costanti dell’industria campana (fonte Prometeia).

Le difficoltà del settore dell’automotive incidono sia sui risultati dell’industria, sia sul bilancio dell’export regionale, che lo scorso anno ha registrato per la prima volta un -2,5% dopo due anni di crescite a doppia cifra (+29% sia nel 2022 sia nel 2023). Il dato campano è comunque migliore rispetto alla media del Mezzogiorno (-5,4%), ma più critico rispetto alla media italiana (-0,4%). Il settore automobilistico ha subìto un crollo di quasi il 40% delle esportazioni (i due terzi delle quali verso gli Stati Uniti); male anche i prodotti metallurgici (-18,5%) e le apparecchiature elettriche (-15,6%). In netta controtendenza invece la farmaceutica, che ottiene un +20,1%, e l’industria agroalimentare, le cui esportazioni crescono del 4,4%.

Per l’anno in corso, dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione Trump dell’inasprimento dell’imposizione tariffaria sulle importazioni e le successive ritrattazioni, è ragionevole aspettarsi conseguenze soprattutto sui settori più esposti. Negli ultimi 15 anni, come segnala il report della Banca d’Italia, l’esposizione diretta dell’export della Campania è stata compresa tra il 9% e il 12% (fermandosi al valore minimo nel 2024). Automobili, alimentare e, in misura minore, macchine e abbigliamento sono i comparti maggiormente interessati.

Di contro, la logistica – in particolare i trasporti marittimi – non ha risentito lo scorso anno dei cali dell’export: i dati dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale riferiscono un aumento del 6,7% dei container movimentati (+8,5% Napoli, +3,6% Salerno), nonostante una riduzione del 41% dei veicoli destinati alla commercializzazione imbarcati. Positivi anche i numeri delle rinfuse liquide (+5,3%), le cui performance sono migliori nei primi tre mesi del 2025 (+10%, a fronte di un -17% dei dry bulk). In totale, tra gennaio e marzo 2025, sono transitate nei porti campani 7,6 milioni di tonnellate di merci (+1,1% rispetto allo stesso periodo del 2024) e 267.681 TEU di container (+7,8%).

Le infrastrutture portuali confermano anche un’altra tendenza positiva: la ripresa dei servizi, in particolare del turismo internazionale. I passeggeri transitati da Napoli sono aumentati del 6,4% nel 2024. Positivi anche i numeri degli aeroporti, con un +2% di passeggeri negli scali e una forte componente estera (70% dei viaggiatori), cresciuta del 7%.

Osservando il settore dell’edilizia, si nota una discrepanza tra la crescita delle opere pubbliche (+13%), sostenuta dagli investimenti del PNRR, e il calo del residenziale, anche a causa del ridimensionamento degli incentivi fiscali. Nel 2024, secondo i dati Enea, sono stati ammessi in detrazione per lavori già realizzati 8,172 miliardi.
In questo contesto, l’occupazione è comunque cresciuta, soprattutto nei servizi e nelle costruzioni, e il tasso di disoccupazione è diminuito di due punti percentuali, attestandosi al 15,6%. Le famiglie hanno visto un aumento del reddito e del potere d’acquisto grazie alla riduzione dell’inflazione.

Rimane comunque urgente il tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Una quota crescente di aziende non riesce a trovare i candidati ideali. Excelsior Informa riferisce che in Campania nel 2024 il 48% delle imprese ha segnalato difficoltà nel reperimento di profili idonei (+3% rispetto all’anno precedente). Tra i settori più colpiti c’è quello del legno e del mobile, sia per mancanza di candidati, sia per una preparazione non in linea con le esigenze delle imprese. In generale, sono difficili da reperire operai specializzati (54,3%), professioni tecniche (46,9%) e conduttori di impianti e macchinari (44,1%). Secondo le previsioni Excelsior, per il periodo 2024-2028 solo il settore legno-tessile richiederà circa 4.300 operai specializzati.

La redazione ha coinvolto alcuni imprenditori regionali.

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NAPODANO GIOVANNI

Azienda specializzata in cassette ortofrutticole e pallet a perdere. Il titolare indica tendenze altalenanti in entrambi i settori.
“Per quanto riguarda le cassette – spiega Napodano – dopo aver chiuso il 2024 con una lieve crescita del 3-4%, nel 2025 abbiamo avuto uno sprint iniziale poi subito rientrato, soprattutto per motivi legati alla collocazione del prodotto finito nel mercato e all’intrusione di prodotti extra-italiani (Nord Africa e Spagna).”
Decisivo anche il fattore clima: “In questo momento non ci sta favorendo, ma le prospettive dicono che l’ambito ortofrutticolo dovrebbe mantenere nel 2025 le stesse quote di mercato dell’anno passato.”
Anche il pallet è subordinato alla movimentazione ortofrutticola. “Le difficoltà sono legate al prezzo e all’approvvigionamento dei semilavorati, che ci hanno costretti a rivedere il listino e a essere meno competitivi, soprattutto rispetto all’usato e, in misura minore, al pallet in plastica. Dopo un inizio lento, ora vediamo una leggera ripresa.”
Negli ultimi anni, l’azienda ha investito nell’efficienza energetica (fotovoltaico, illuminazione LED, motori di ultima generazione) e in sistemi di controllo automatizzati per ridurre scarti e residui di lavorazione.
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SPERANDEO TIMBER AGENCY

Agenzia di importazione legnami con sede a Pompei, partner di produttori internazionali.
“Il 2024 – spiega il CEO Giovanni Sperandeo – è stato caratterizzato da una buona richiesta di materia prima, soddisfatta da un’offerta stabile.”
Il 2025 è invece partito in controtendenza: “C’è stato un netto calo della domanda, sia interna sia verso l’export, dovuto alle incertezze delle politiche mondiali e allo spettro dei dazi più volte annunciato.”
Nonostante questo, i prezzi non ne hanno risentito: “Il mercato, anzi, è andato al rialzo.”
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Per Michele Morese, Amministratore Delegato di Morese Pallets, domina l’incertezza. Principale causa: la vicenda dei dazi statunitensi. “È un mercato a cui siamo strettamente legati, e se Trump imponesse i dazi la nostra economia ne risentirebbe.”
Morese chiarisce con un esempio: “Siamo l’unica azienda italiana che esporta in Serbia. Da un primo contratto per 2.000 bancali nel 2024 siamo passati a 6.000 al mese. Quando Trump ha annunciato i dazi (40-45% in Serbia), il giorno dopo i clienti hanno annullato gli ordini. Poi, quando sono stati sospesi, hanno riconfermato tutto. Una grande instabilità.”
Nonostante le incertezze, l’azienda ha investito in una nuova linea produttiva, puntando sulla qualità. Ma alle difficoltà globali si aggiungono quelle dell’approvvigionamento: “Abete bianco e rosso saranno sempre più difficili da reperire a causa dei cambiamenti climatici.”
Come consigliere Conlegno e Presidente Imballaggi di Filiera Legno, Morese sta lavorando su un progetto legato alla riciclabilità dei pallet e alla valorizzazione del materiale locale.
“Il 33% dell’Italia è ricoperto da boschi, ma sono poco sfruttati. La cultura internazionale vuole pallet in abete rosso, bianco o larice; noi invece abbiamo castagno, faggio e pioppo, spesso abbandonato. Bisogna tornare a coltivare i boschi e mi piacerebbe sviluppare un sistema di IGP che indichi la regione di provenienza del legno, valorizzando la materia prima locale.”