Pallet EPAL e mercato legno: dinamiche produttive, pressioni competitive e traiettorie evolutive del comparto italiano
Prodotti 160 milioni, ma EPAL leader nell'usato
Nel 2024 il mercato italiano ha registrato un'immissione complessiva di circa 160 milioni di pallet in legno: 100 milioni nuovi e 60 milioni usati. La produzione nazionale ha contribuito con 84 milioni di unità (77 milioni per il mercato interno, 7 milioni all'export verso Francia e Germania), a cui si aggiunge un'importazione di 22,9 milioni di pallet, con la Polonia al 29% del totale. Il pallet standard EPAL pesa circa il 10% del nuovo immesso, ma sale a quasi il 30% nel segmento usato (riflesso diretto della superiore qualità costruttiva e della maggiore vita utile, che ne alimentano la circolarità attraverso i percorsi di riparazione certificata). Per i riparatori EPAL autorizzati si tratta di un'opportunità strutturale: la domanda di pallet ricondizionati cresce a un ritmo superiore rispetto al nuovo.
Ripresa graduale nel 2026
Il 2022 ha rappresentato un'anomalia strutturale: con 167,5 milioni di pallet immessi e un EBITDA/fatturato al 14,3%, il mercato del pallet in legno ha sfruttato lo squilibrio domanda-offerta generato dalle disruption globali. La normalizzazione è iniziata nel 2023 (-9,3% sui nuovi, fatturato aggregato -20%) e proseguita nel 2024 con un assestamento (-4,3% fatturato) accompagnato però da una parziale ripresa dei volumi: +2,1% per il nuovo e +3,6% per l'usato. Le proiezioni indicano crescita contenuta nel 2025 (+0,3% e +0,2%), con un rimbalzo più deciso nel 2026 (+2,2% nuovi, +4,8% usati). Nonostante la compressione dei margini, l'EBITDA/fatturato si mantiene strutturalmente sopra il 10%, segnale di solidità industriale.
Materie prime: conifera al 92%, costi in normalizzazione al 55% del fatturato
Il legno di conifera domina gli approvvigionamenti (92%) per le sue caratteristiche di leggerezza, resistenza e lavorabilità. I blocchetti in massiccio coprono il 74% delle soluzioni costruttive, seguiti da truciolare da legno vergine (15%) e truciolare da riciclato (11%). La materia prima è per il 51% di origine italiana, per il 44% da fornitori UE, per il 5% da Paesi extra-europei: un profilo che riduce l'esposizione a volatilità valutarie e disruption logistiche intercontinentali. Dopo i picchi 2021-2022 (costi materie prime tra il 63% e il 65% del fatturato), la normalizzazione delle catene di fornitura ha riportato tale incidenza intorno al 55% (livello ancora rilevante, ma più gestibile sul piano della pianificazione finanziaria e della negoziazione con i fornitori).
FITOK al 61%, PEFC/FSC come leva competitiva
Il 61% della produzione di pallet nuovi è certificata FITOK (ISPM 15), requisito fitosanitario imprescindibile per l'accesso ai mercati internazionali e cifra coerente con la forte vocazione all'export del manifatturiero italiano. Sul versante forestale, il 63% degli operatori dispone di almeno una certificazione tra PEFC e FSC: il 51% è certificato PEFC in via esclusiva, il 12% detiene entrambi i riconoscimenti. Quest'ultima categoria (quella che adotta un approccio multi-certificato) è rappresentativa dei player più strutturati, per cui il doppio riconoscimento è ormai un prerequisito commerciale concreto, richiesto da operatori logistici internazionali e GDO con policy di approvvigionamento responsabile sempre più vincolanti.
Fotovoltaico al 34%, eco-design e circolarità dei materiali
Il 34% dell'energia consumata dalla filiera proviene da fonti interne (principalmente impianti fotovoltaici installati sulle coperture degli stabilimenti) con duplice obiettivo: ridurre l'impronta carbonica del processo produttivo e mitigare l'esposizione alla volatilità dei costi energetici, voce divenuta critica a partire dal 2021. Sul versante del prodotto, cresce l'adozione di approcci di eco-design che integrano criteri ambientali nella progettazione per ottimizzare le materie prime, prolungare la vita utile e facilitare il riciclo a fine vita. Si moltiplicano anche le richieste da parte della clientela di indicatori quantificati di impatto ambientale (carbon footprint, LCA parziali) da condividere come documentazione di prodotto. L'impiego di materiali di recupero, legno riciclato incluso, completa il quadro di un settore che avanza verso modelli di circolarità sempre più integrati nei processi produttivi.
Interdipendenze e tracciabilità
La ricerca del Politecnico evidenzia la natura sistemica del comparto: produttori, riparatori EPAL certificati, rivenditori, IDM, 3PL e GDO operano in un ecosistema di attività ibride e sovrapposte. Per la logistica, la gestione del parco pallet (acquisto, reintegro, monitoraggio delle perdite, scambio) rappresenta una voce di costo critica. La crescente attenzione normativa allo scambio dell'usato rende strategica la tracciabilità del ciclo di vita: in questo contesto, il sistema di certificazione e marcatura EPAL offre garanzie di standardizzazione che i pallet non certificati non possono replicare. Il 2026 è atteso come anno di consolidamento, con il segmento EPAL usato in testa alla ripresa. Le variabili critiche restano i costi di materie prime ed energia, la pressione competitiva delle importazioni dalla Polonia e la capacità di rispondere alle richieste di sostenibilità documentata. La disponibilità di dati sistematici e aggiornati (missione core dell'Osservatorio Pallet) si conferma strumento di governance indispensabile per decisioni di investimento consapevoli e per il posizionamento competitivo nei confronti degli operatori europei.
La ricerca completa dell’Osservatorio Pallet del Politecnico di Milano è stata presentata in occasione dell’evento del 6 marzo all’Allianz Cloud di Milano, dedicato al tema “Le radici del Gioco”.
di Marco Melacini, Prof. Politecnico di Milano