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Tecnologia

Si chiamerà ancora Mani-fattura?

27 gennaio 2026

In un’epoca caratterizzata dalla ‘green economy’, la filiera del legno è in costante evoluzione per innovare, integrando le tecnologie lungo il doppio binario dell’efficienza e della sostenibilità.
Una spada di Damocle pende sulle imprese, un’incognita che si riassume in una constatazione corale e diffusa: “non troviamo collaboratori”.

Non si tratta del ritornello generazionale di parlar male dei giovani, come usano fare genitori e nonni al passare dei tempi, ma di osservazioni oggettive che riguardano la flessibilità di orario, di luogo di lavoro, le capacità logiche e di analisi sia del dato linguistico sia di quello numerico e della sua interpretazione, oltre che delle competenze evolute che riguardano saper gestire un prodotto all’interno di un processo controllato da macchine automatiche e semiautomatiche; spesso si segnalano problemi anche di relazione, di capacità di interagire in squadra.
Il problema di qualità e di quantità di persone è trasversale a vari settori e colpisce ovviamente anche la filiera del legno.

In base alle previsioni dell’Osservatorio Assolavoro Datalab, durante il 2025, nel settore del legno faranno il loro ingresso circa 53mila nuovi lavoratori. Questi professionisti, oltre a saper utilizzare software di progettazione 3D e configuratori di realtà (per soddisfare il mercato sempre più esigente), dovranno avere ‘competenze verdi’ in grado di enfatizzare l’economia circolare aziendale. Oggi i macchinari, come per esempio i centri a controllo numerico (CNC), rappresentano la soluzione per risultati di prodotti conformi e a difetti zero, con riduzione di sprechi durante la catena lavorativa e un miglioramento dei tempi di produzione.

Non solo: l’automazione porta anche un aumento della salute e della sicurezza nel personale, grazie a sistemi di lavoro human-friendly. I robot, ad esempio, possono svolgere incarichi pesanti o ripetuti in modo semplice ed efficiente; i sensori intelligenti sono invece in grado di riconoscere in automatico, se necessario, un intervento di manutenzione e ridurre così il rischio di incidenti.

C’è da considerare anche un possibile rovescio della medaglia: l’interazione con la robotica potrebbe provocare tra i dipendenti solitudine e senso di isolamento, con condizioni di elevato stress psicologico. Ma come accade anche in altri settori, lungo la filiera del legno la tecnologia evolve più rapidamente della capacità di applicarla adeguatamente da parte delle aziende (vincolo culturale e organizzativo).
Influiscono sulla rapidità evolutiva almeno tre fattori: la carenza di personale, il cambiamento motivazionale tra i giovani e il cambiamento demografico (con un aumento dell’invecchiamento e il calo della popolazione in età lavorativa). Quindi, la tecnologia aiuta un po’ ma non risolve e pone altri tipi di problemi.

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TRAFILEIRA PUNTERIA GHEZZI: PERSONE AL CENTRO

Nell’azienda familiare trentina, la crescita è alimentata dall’investimento sulle competenze e sul capitale umano.
“Il contesto industriale è complesso e competitivo, la nostra strategia si basa su valorizzare le persone, adottare soluzioni tecnologiche evolute e formazione continua” spiega Mauro Ghezzi, seconda generazione alla guida dell’impresa.

“In particolare, in questo momento stiamo rafforzando alcuni reparti strategici cercando nuove figure professionali con competenze digitali e manageriali per gestire l’efficienza e la qualità produttiva e sviluppare soluzioni ai cambiamenti del mercato”.


L’automazione digitale ha rappresentato per Trafileria Punteria Ghezzi un passo importante nella modernizzazione dei processi: ha semplificato operazioni complesse, ridotto il carico operativo e migliorato la produttività in diverse aree, ma non ha eliminato il bisogno di competenze. Al contrario, ha creato nuove opportunità per svilupparne di diverse, specialmente in ambito tecnologico e gestionale.

Per integrare gli strumenti digitali è stato necessario un periodo di adattamento iniziale, subito seguito da benefici concreti, specialmente in settori come l’amministrazione e la gestione documentale, dove è stata ottenuta una razionalizzazione dei costi e una migliore allocazione delle risorse.

Percorsi formativi mirati, corsi di aggiornamento e programmi di sviluppo su digitalizzazione, management e competenze tecniche hanno permesso di costruire un percorso professionale personalizzato.

“Abbiamo attualmente diverse posizioni aperte nei settori tecnico, commerciale e digitale – conferma Mauro Ghezzi – Essere motivati, intraprendenti e pronti a mettersi in gioco è la premessa per entrare a far parte della nostra squadra, formata da 100 persone e che cresce sul mercato della chioderia perché punta all’eccellenza qualitativa.”

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ITALPACKING: GESTIRE I DATI E COSTRUIRE SOLUZIONI

Fondata nel 1996 a Crespiatica, ItalPacking nasce come evoluzione di una piccola impresa familiare specializzata in imballaggi su misura. Le sue radici affondano nella segheria dei nonni e dei genitori di uno degli attuali soci, che realizzava confezioni in legno per i settori delle bevande e della detergenza.


Oggi l’azienda conta 50 collaboratori tra operativi e progettisti, ed è diventata un punto di riferimento nel settore del packaging per linee e impianti industriali di grandi dimensioni e peso elevato.

“Nel 2019 abbiamo deciso di affidarci a una start-up innovativa per lo sviluppo di una piattaforma digitale capace di affrontare missioni complesse e molto diverse tra loro” racconta Luca Locatelli, uno dei soci. “Non si tratta solo di un gestionale, ma di un vero e proprio configuratore intelligente per imballaggi industriali, capace di elaborare dati complessi grazie all’intelligenza artificiale e generare soluzioni efficaci, anche in condizioni operative critiche”.

La piattaforma sviluppata supporta i processi logistici e produttivi, compensando in parte anche la carenza di personale qualificato – una difficoltà condivisa da ItalPacking, dai suoi clienti e da molte realtà della filiera logistica e dei trasporti. Ma, come sottolinea Locatelli, la tecnologia da sola non basta.

“Gestire un prodotto e gestire un servizio sono due cose molto diverse” spiega. “Il servizio comporta rischi importanti, sia per chi lo fornisce sia per chi lo riceve. Il nostro configuratore consente di velocizzare analisi, preventivazione e progettazione, ma non può sostituire un’ispezione accurata in loco. Affidarsi solo a documenti e fotografie per realizzare un imballaggio destinato a un macchinario da 100 tonnellate è rischioso: si può arrivare impreparati, mettendo a rischio l’integrità del bene e la sicurezza delle persone.”

L’esperienza sul campo, la flessibilità mentale e il lavoro di squadra restano quindi elementi imprescindibili.

“La nostra è una vera e propria professione, non un semplice impiego” afferma Locatelli. “Serve tempo per formarsi sul campo, con disponibilità e spirito di adattamento. È fondamentale farlo capire alle nuove generazioni. Attraverso i corsi di Conlegno e le attività dell’associazione Filiera Legno, dobbiamo organizzare iniziative concrete come i Factory Days, per mostrare ai giovani cosa accade realmente dentro le nostre aziende. Solo così potremo costruire un futuro solido per il nostro settore.”

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BIGonDRY

Specializzata nelle tecnologie per l’essiccazione e i trattamenti termici e fitosanitari del legno, l’azienda conta su 33 dipendenti e non rileva deficit professionali, ma investe sull’aggiornamento in area IT del proprio personale.

“Oggi stiamo attuando un percorso di integrazione tra sistemi, quello gestionale aziendale e i programmi utilizzati prettamente dall’ufficio tecnico, con l’obiettivo di raggiungere il livello ottimale di automazione dei processi” spiega Michele Bigon.

“In base alla nostra esperienza, implementare sistemi di automazione digitale implica, nella fase iniziale, un innegabile dispendio di risorse ed energie fino ad arrivare, una volta acquisito, a una notevole riduzione dei costi grazie all’accelerazione nei processi di apprendimento. 

Questi benefici si registrano soprattutto nell’area tecnica/commerciale, dove la ricerca di soluzioni innovative e di efficientamento dei processi eseguiti con i nostri impianti fanno sì che BIGonDRY si posizioni non come una semplice azienda produttrice di impianti standard, ma come una vera e propria azienda di engineering che necessita di un’automazione strategica e rilevante.”

La formazione dell’impresa veneta copre tutti gli aspetti del processo produttivo e dei servizi e prevede supporto continuo tra le divisioni dell’azienda e l’affiancamento tra colleghi; l’esperienza acquisita viene trasmessa e condivisa affinché ognuno possa sviluppare il proprio settore di riferimento e le proprie competenze.

di Luca M. De Nardo e Nadia A. Tombini