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Ambiente

Foreste in 'comune'

01 settembre 2026

Dai numeri del bosco nuove opportunità per la filiera del legno.

L'Italia dispone di un patrimonio forestale sempre più esteso e strategico, ma ancora sottoutilizzato rispetto alle sue potenzialità economiche e produttive. È questo uno dei messaggi che emerge dal rapporto “Foreste in Comune”, la prima indagine nazionale promossa da PEFC Italia con il supporto di UNCEM, Legambiente, SINFor e Consorzio Caire, che fotografa la distribuzione delle foreste italiane a livello comunale, mettendola in relazione con indicatori territoriali, economici e sociali. Lo studio restituisce un'immagine chiara: l'Italia è ormai una nazione forestale. Le foreste coprono oltre 100.000 chilometri quadrati e occupano più di un terzo del territorio nazionale, superando per estensione la stessa superficie agricola utilizzata. Una crescita avvenuta soprattutto negli ultimi decenni, favorita dall'abbandono di terreni agricoli marginali e pascoli, che ha modificato profondamente il paesaggio del paese e il ruolo economico delle aree interne. Per il settore forestale e per l'industria del legno, questi numeri rappresentano molto più di una semplice fotografia ambientale. Conoscere dove si concentra la risorsa forestale significa infatti poter pianificare investimenti, organizzare filiere territoriali più efficienti e valorizzare una materia prima nazionale che oggi può svolgere un ruolo sempre più importante nell'ambito della bioeconomia e della transizione ecologica. L'indagine evidenzia come il 75,7% dell'intera superficie forestale italiana sia concentrato nei 3.596 comuni montani. Si tratta di territori che ospitano poco più del 13% della popolazione nazionale ma custodiscono la gran parte del capitale forestale del Paese. All'opposto, circa la metà dei 7.895 comuni italiani presenta un indice di boscosità inferiore al 20% e concentra meno del 10% delle foreste nazionali. Una distribuzione fortemente disomogenea che conferma il ruolo centrale delle aree montane per il futuro della filiera foresta-legno italiana. Tra i dati più significativi emerge la classifica dei comuni con la maggiore presenza di bosco. Marcetelli, in provincia di Rieti, è il comune più boscoso d'Italia, con il 98,49% del territorio coperto da foreste. Seguono Bormida, in provincia di Savona, e Percile (RM). Se invece si guarda all'estensione assoluta delle superfici forestali, il primato appartiene a Gubbio (PG) con oltre 26.800 ettari di bosco, seguito da San Giovanni in Fiore (CS) e Città di Castello (PG). Numeri che testimoniano la rilevanza di alcuni territori come veri e propri serbatoi strategici di risorsa forestale. Ma il dato forse più interessante per gli operatori della filiera riguarda il rapporto tra patrimonio forestale e sviluppo economico. La ricerca contribuisce infatti a superare una visione ancora diffusa che associa il bosco esclusivamente a marginalità e abbandono. Nei comuni montani caratterizzati dai livelli di PIL pro capite più elevati si concentra oltre il 32% della superficie forestale dell'intero arco montano e quasi la metà di questi territori presenta un indice di boscosità superiore al 60%. Un elemento che conferma come la presenza della foresta possa rappresentare una leva di sviluppo quando è accompagnata da adeguate politiche di gestione e valorizzazione. In questo scenario assume un ruolo sempre più centrale la gestione forestale sostenibile, perché l'incremento delle superfici boscate non si traduce automaticamente in disponibilità di materia prima o in benefici economici per i territori. Per trasformare il patrimonio forestale in una risorsa realmente produttiva sono necessari pianificazione, interventi selvicolturali, infrastrutture adeguate e sistemi di certificazione in grado di garantire sostenibilità, tracciabilità e trasparenza lungo tutta la catena di fornitura della materia prima legno. Proprio la certificazione forestale rappresenta uno degli strumenti chiave per aumentare il valore delle foreste italiane e favorire l'utilizzo del legno nazionale nei diversi comparti industriali, dalle costruzioni all'arredo, fino agli imballaggi e alla bioenergia.  In un contesto caratterizzato da crescente attenzione verso la provenienza delle materie prime e la riduzione delle emissioni, poter contare su risorse forestali gestite in modo sostenibile costituisce un importante fattore competitivo. Lo studio mette inoltre in evidenza il valore economico generato dai servizi ecosistemici forestali. Emblematico il caso di Marcetelli, dove il patrimonio boschivo produce benefici ambientali stimati in circa 8 milioni di euro all'anno attraverso la regolazione delle risorse idriche, la protezione del suolo, lo stoccaggio del carbonio, la tutela della biodiversità e la produzione di beni forestali. Un dato che evidenzia come il bosco rappresenti non solo una risorsa ambientale, ma anche un asset economico da integrare nelle strategie di sviluppo territoriale.La principale indicazione che emerge dal rapporto è che il patrimonio forestale italiano non può più essere considerato esclusivamente sotto il profilo conservativo. Le foreste costituiscono una infrastruttura strategica capace di generare valore ambientale, sociale ed economico. Per la filiera del legno, disporre di una conoscenza puntuale della localizzazione, delle infrastrutture disponibili e delle caratteristiche di questa risorsa significa poter programmare con maggiore efficacia investimenti, approvvigionamenti e iniziative di valorizzazione territoriale. In un momento in cui l'Europa punta con decisione sulla bioeconomia, sui materiali rinnovabili e sulla decarbonizzazione dei processi produttivi, i dati raccolti da “Foreste in Comune” offrono una base conoscitiva importante per rafforzare il ruolo delle foreste italiane e consolidare una filiera foresta-legno sempre più sostenibile, tracciabile e competitiva.

di PEFC Italia