L'economia del Friuli Venezia Giulia trainata dall'export
L’incertezza spinge le imprese
a investire in qualità del servizio e processi eco-compatibili basati
su fonti rinnovabili,
rigenerazione e certificazioni ambientali.
Nel 2025 il valore delle vendite estere delle imprese del Friuli Venezia Giulia ha superato i 20 miliardi di euro, 3 in più rispetto all’anno precedente.
Il buon andamento delle esportazioni, trainato in particolare dalla cantieristica navale,
ha sostenuto nel 2025 l’economia regionale, che ha continuato a crescere, con un PIL
in aumento dello 0,7%. L’attività industriale è tornata in positivo dopo un triennio di flessione, come evidenziato dai dati del report regionale stilato dalla Banca d’Italia.
È un mercato che ha tenuto complessivamente bene rispetto alle turbolenze internazionali, e che anche per i primi mesi del 2026 ha mostrato una sostanziale stabilità, suggerendo la possibilità di replicare l’andamento positivo del 2025. Questa la percezione di Franco Petrigh, contitolare di Friul Pallet con il fratello Tiziano. “Abbiamo registrato nel 2025 una crescita moderata – spiega – con un fatturato in aumento dell’8% rispetto al 2024”.
A fronte delle ricadute positive generate dalla capacità dell’export regionale, dagli effetti del Bonus 110% e dalla crescita costante di Fincantieri in Friuli Venezia, si avvertono – sottolinea Petrigh – anche “gli effetti del rallentamento delle richieste di subfornitura provenienti dall’industria automobilistica tedesca, in parte compensate da un incremento delle richieste collegate al settore della produzione di armamenti”.
In ottica ambientale, e anche per contenere sensibilmente i costi dei clienti, negli ultimi anni Friul Pallet ha sviluppato il recupero e la rigenerazione dei pallet; ha anche avviato un impianto per la produzione di biogas. “Inoltre – conclude il titolare – abbiamo diversificato la nostra offerta a livello regionale dando vita a un’altra realtà aziendale, Relen Srl, specializzata nell’essiccazione, vagliatura e commercializzazione di cippato di legno vergine destinato a impianti pubblici e privati che hanno convertito i propri sistemi di riscaldamento da fonti fossili a fonti rinnovabili”.
Differenze si registrano, fa notare Marco Vidoni, di Fratelli Vidoni, a seconda dei settori merceologici: più dinamico per esempio l’imballaggio, mentre ‘affaticato’ risulta il legno strutturale per edilizia. “Il dato significativo rimane comunque il calo della marginalità dovuto sostanzialmente alla stabilità dei prezzi di vendita rispetto invece agli incrementi dei costi, materia prima e trasporti in primis”.
A fronte delle crisi internazionali le aziende più soggette e sensibili, spiega Vidoni, “quando si vedono chiudere mercati importanti, nell’immediato anziché ridurre la produzione reindirizzano i flussi commerciali spesso con prezzi bassi mettendo in crisi i produttori locali”. A questi fattori se ne aggiungono altri, tra cui la richiesta di mercato (nel caso dell’edilizia, l’esaurimento dei Bonus 110% e PNRR) o il basso potere d’acquisto del consumatore.
“Il mercato italiano – conclude Vidoni – si contraddistingue per la dimensione medio piccola delle aziende sia boschive sia di seconda lavorazione”. Questo se da una parte significa minor competitività, dall’altra permette “flessibilità e la capacità di servire nicchie di mercato con rapidità e qualità, come armi vincenti nei confronti dei grandi competitor che non sono in grado di effettuare questo servizio”.
La tempesta Vaia e l’invasione del bostrico continuano a causare un costante incremento dei prezzi della materia prima e a incidere, insieme al rincaro dei trasporti e dell’energia, su quello dei prodotti legnosi. Lo spiega Lisa Di Centa, responsabile amministrativo di Segheria Di Centa.
“Per poter capire la situazione – sottolinea – bisogna pensare che in 3-4 anni sono stati tagliati e prelevati dal bosco quantitativi di legname che solitamente vengono tagliati in circa 20 anni, per cui il naturale tempo di ricrescita delle piante è venuto meno. In questo momento i Comuni, soprattutto nel nostro territorio ma in tutto l’arco alpino, non possono più tagliare materiale per più di una decina di anni, facendo così schizzare i prezzi del poco materiale che è rimasto”.
In generale, l’andamento del mercato del legno è secondo Di Centa molto altalenante. “Fortunatamente – aggiunge – la nostra azienda non lavora soltanto per un settore specifico: ci sono dei periodi in cui si lavora di più con l’imballaggio, altri con l’edilizia oppure con altri settori. L’inizio del 2026, quando si poteva prevedere una lenta ricrescita di mercati e prezzi, è stato segnato dalla guerra in Iran”. Di Centa si dice comunque fiduciosa nel fatto che il settore potrà rifiorire in un programma di ricostruzione sostenibile che veda il legno come fonte principale.
Le imprese italiane, evidenzia, possono vantare un’eccellenza e una specializzazione di nicchia sulle lavorazioni più particolari che le rendono competitive anche in mercati più difficili come quello austriaco o dell’Est Europa.
Con origini friulane e sede legale a Sacile (PN), la sede produttiva che dista pochi chilometri è già in provincia di Treviso. Con depositi anche a Milano, Bologna e Roma, l’azienda Piero della Valentina si contraddistingue per la sua apertura al mercato nazionale e internazionale. Lo scorso anno, come spiega l’amministratore Federico Pompeo della Valentina, “abbiamo osservato una sostanziale tenuta del mercato con un incremento del fatturato del 7% circa”. Il primo semestre 2026 è ancor più positivo con incrementi intorno al 20%.
“Da un lato c’è una situazione di incertezza, dovuta alle note cause legate alla situazione internazionale, all’aumento dei costi di materia prima e trasporti – spiega Pompeo Della Valentina – dall’altro i clienti tendono a incrementare le scorte e in molti casi tornano a ricercare il prodotto e il servizio di qualità. Sembra in via di esaurimento la fase del risparmio a tutti i costi e i clienti medio grandi iniziano a richiedere sempre più contratti di fornitura di medio-lungo termine per limitare le oscillazioni dei prezzi”.
Negli ultimi anni l’azienda ha investito in diverse direzioni per migliorare la sua impronta ambientale, anche con l’obiettivo di contenere i costi, soprattutto dell’energia. “Già da un paio d’anni abbiamo effettuato il passaggio a fonti interamente rinnovabili – conclude Della Valentina – Più di recente abbiamo investito in nuove linee di produzione con macchinari di nuova generazione che consentono di contenere i consumi. A questo si aggiunge l’incremento dell’acquisto di materiale certificato PEFC/FSC”.
Ci vediamo il 9 ottobre a Buttrio (UD), per un nuovo convegno targato Conlegno Roadmap.
Per partecipare è necessario registrare la propria presenza.
di Sebastiano Cerullo
Direttore Generale di Conlegno