Quando il legno “fa turisti”
Cosa c’è dietro il successo crescente del turismo naturalistico di Toscana, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia? O meglio, cosa c’è sotto? Anche l’edilizia in legno.
Nel settore dell'ospitalità che cresce al di fuori dei grandi circuiti di massa, il legno non serve semplicemente a creare atmosfera. Serve a rispondere a una domanda concreta: realizzare strutture leggere, rapide da costruire, riconoscibili e compatibili con territori che non vogliono essere snaturati. Rifugi, ampliamenti, camere indipendenti, spazi wellness, servizi per il cicloturismo e l'outdoor, glamping e recupero di edifici esistenti sono ambiti nei quali il sistema costruttivo diventa parte integrante del progetto.
Quando si parla di sviluppo sostenibile delle destinazioni, Treccani definisce sostenibile una forma di accoglienza capace di rispettare le risorse di un territorio, tutelare l'ambiente, non alterare la vita delle comunità locali e distribuire benefici e costi in modo equilibrato. In questo contesto, il legno trova spazio non come semplice etichetta "green", ma come soluzione capace di costruire meglio: attraverso filiere tracciabili, cantieri meno invasivi, edifici efficienti e interventi che si integrano nel paesaggio.
Per le imprese del settore, la sfida non è più spiegare che il legno è sostenibile: il mercato lo sa già. L'obiettivo è dimostrare il valore che può generare. Valore per l'albergatore, che riduce i tempi di realizzazione e migliora la propria offerta; per il territorio, che limita il consumo di suolo e l'impatto degli interventi; per l'ospite, che ricerca autenticità senza rinunciare a comfort e qualità.
La partita più interessante si gioca sull'esistente. Alberghi da riqualificare senza chiudere per mesi, agriturismi che vogliono aggiungere camere o servizi, campeggi che evolvono verso forme di ospitalità premium, rifugi che devono migliorare comfort ed efficienza: è qui che il legno diventa una leva di business. Permette interventi rapidi, cantieri più programmabili, ampliamenti leggeri e risultati immediatamente percepibili dal cliente. Per i costruttori significa entrare in una domanda che non cerca semplicemente nuovi metri quadrati, ma soluzioni capaci di aumentare i ricavi, migliorare la qualità dell'offerta e valorizzare l'esperienza degli ospiti.
I numeri mostrano come questo settore possa rappresentare un'opportunità concreta anche per l'industria del legno. Toscana, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia costituiscono tre esempi significativi di crescita sostenuta da strategie territoriali chiare e coerenti.
La Toscana, con oltre 15 milioni di arrivi e circa 46 milioni di presenze nel 2025, continua a essere un modello grazie alla capacità di valorizzare città d'arte, borghi, costa, campagna ed enogastronomia. Per chi costruisce, questo si traduce in una domanda diffusa di strutture ricettive, recupero immobiliare e servizi dedicati ai visitatori.
Il Trentino-Alto Adige conferma invece il valore di una governance stabile. Nel 2024 l'Alto Adige ha registrato 37,1 milioni di presenze e il Trentino oltre 19,6 milioni di pernottamenti. Qualità dell'ospitalità, mobilità e promozione coordinata hanno reso il rapporto tra costruito e paesaggio una vera leva competitiva.
Il Friuli-Venezia Giulia rappresenta infine il caso emergente. Nel 2025 ha superato gli 11 milioni di presenze, con una crescita del 20% rispetto al 2019. Un risultato sostenuto da una forte identità territoriale, da una promozione coordinata e dalla valorizzazione di mare, montagna, cultura, outdoor ed enogastronomia.
In contesti che puntano sulla qualità dell'esperienza e sulla valorizzazione delle risorse locali, il legno può assumere un ruolo strategico. Le aziende della filiera hanno l'opportunità di diventare partner dello sviluppo territoriale, portando innovazione, tracciabilità dei materiali, sostenibilità e valore per le comunità. Non semplici fornitori di edifici, ma protagonisti di un modello di crescita capace di coniugare economia, paesaggio e qualità dell'accoglienza.
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di Nadia A. Tombini
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