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Cover story

Dazi USA e possibili cambiamenti nel mercato del legno

Il presidente statunitense Donald Trump utilizza quasi quotidianamente lo strumento delle tariffe all’importazione tramite annunci, sospensioni, variazioni degli importi, estensioni per tipo di merci principalmente nei confronti di Canada, Messico, Cina ed Europa.La precarietà sembra diventata ‘stabile’ e si potrebbe pensare che, per quanto riguarda l’Europa, l’attenzione maggiore sia riservata ai settori automobilistico e agricolo; eppure, il potenziale impatto sull'industria europea del legname potrebbe essere significativo.

E SE DOMANI...

Cosa succederebbe se gli Stati Uniti imponessero tariffe sul legname europeo? La conseguenza immediata sarebbe una riorganizzazione dei flussi commerciali globali. Il Canada, uno dei maggiori fornitori di legname degli Stati Uniti, potrebbe reindirizzare le sue esportazioni verso altri mercati, in particolare Europa e Asia (dove può già competere con i mercati tradizionali degli esportatori europei).

EFFETTO DOMINO

Un afflusso di legname canadese in Europa potrebbe mettere sotto pressione le segherie e le industrie di lavorazione secondaria del legno della regione, riducendo la domanda di tronchi da sega da parte delle imprese nazionali. Con l'indebolimento della domanda di tronchi, i prezzi del legname europeo potrebbero scendere, colpendo i proprietari forestali e le attività di taglio. La Svezia, il più grande esportatore di legname tenero dell'UE, attualmente spedisce volumi significativi in Nord America. Se i dazi statunitensi riducessero questo flusso, i produttori europei dovrebbero affrontareuna maggiore concorrenza interna, con un eccesso di offerta che eserciterebbe una pressione al ribasso su segherie e proprietari forestali. Le nazioni baltiche come Lettonia ed Estonia, che dipendono fortemente dalle esportazioni di legname, potrebbero vedere un calo dei ricavi e una compressione dei margini di profitto.

LE ESPORTAZIONI EUROPEE

L'industria europea del legname dipende dalle esportazioni in Nord America, in particolare per i prodotti in legno lavorati di valore più elevato. Se gli Stati Uniti imponessero dazi, queste esportazioni diventerebbero meno competitive, costringendo i fornitori europei a cercare mercati alternativi. Ciò potrebbe portare a un eccesso di offerta in Europa, facendo scendere i prezzi e riducendo la redditività per segherie e aziende di lavorazione del legno. Paesi come Svezia, Germania e Finlandia, che hanno significative esportazioni di legname, sarebbero tra i più colpiti.I prezzi più bassi del legname potrebbero avvantaggiare le industrie europee di lavorazione del legno nel breve termine, ma gli effetti a lungo termine potrebbero essere meno favorevoli.

INFLAZIONE O SVILUPPO

La Banca Centrale Europea sta già spostando la sua attenzione dalla lotta all'inflazione allo stimolo della crescita. Un'ondata di legname importato più economico potrebbe indebolire i produttori nazionali e rallentare gli investimenti nelle infrastrutture forestali.I decisori politici europei potrebbero cercare di controbilanciare questi effetti con misure protettive o sussidi, ma qualsiasi risposta dovrà rispettare gli impegni commerciali più ampi dell'UE.



IL PERICOLO DEL BOTTA E RISPOSTA

Se Bruxelles reagisse con tariffe sui prodotti statunitensi, potrebbe innescare un ciclo di contromisure, interrompendo ulteriormente le catene di approvvigionamento. Rischio nel rischio, è anche quello di una risposta frammentata e non unitaria da parte dell’Unione Europea.Inoltre, con le segherie europee che si stanno già adattando alle ridotte forniture di tronchi a seguito delle restrizioni sul legno russo e bielorusso, una nuova ondata di importazioni dal Canada potrebbe complicare la pianificazione a lungo termine per l'industria del legname europea. Ciò potrebbe comportare chiusure, perdite di posti di lavoro e calo degli investimenti nella gestione forestale. Le economie rurali, in particolare in Scandinavia e nei Paesi Baltici, sarebbero tra le più colpite. I governi potrebbero sentirsi obbligati a intervenire con sussidi o misure protettive, ma tali azioni potrebbero provocare tariffe di ritorsione da parte degli Stati Uniti, complicando ulteriormente le relazioni commerciali. Il terzo quadrimestre sarà cruciale per determinare se il settore europeo del legname riuscirà ad adattarsi a queste interruzioni o ad affrontare un'instabilità prolungata.

EFFETTI INDIRETTI

La politica dei dazi potrebbe anche creare effetti indotti: secondo un recente rapporto di Etifor, spin off dell’Università di Padova, penalizzare le produzioni cinesi di qualità medio-bassa potrebbe aprire prospettive alle fasce di mercato medio alte di prodotti europei ed italiani a base legno, come il settore del mobile.
Un altro effetto indiretto sulla filiera del legno potrebbe essere quello di spingere i produttori europei ad alzare il livello qualitativo dei prodotti sui tre piani delle prestazioni tecnica, ambientale e del design, per intercettare la domanda sia continentale sia extra-europea di fasce di mercato alto-spendenti: ciò vale sia per l’arredo, ma anche per l’edilizia in legno e meno per l’imballaggio.
Da considerare vi sarebbero poi altri fattori: per esempio, nonostante la nuova amministrazione americana stia incentivando la ripresa della produzione forestale nazionale abbassando i vincoli ambientali, potrebbe non avere risorse sufficienti in tempi rapidi, e trovarsi costretta ad allentare la morsa dei dazi.Un altro fattore da tenere in considerazione, sempre secondo Etifor, è il livello di costo della manodopera statunitense e il livello tecnologico non evoluto rispetto a quello di analoghi settori industriali europei: due elementi che giocherebbero a favore di una politica non troppo rigida sulle tariffe all’importazione.Infine, rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia ha sicuramente maggior dipendenza sulle materie prime legnose e risente di un deficit a livello di capacità produttiva delle segherie, ma può anche contare su un’industria del riciclo relativamente autonoma dalla fornitura di materia prima vergine forestale.